statistiche, sondaggi, tuttologi

11 febbraio 2013 Nessun commento

In queste ore di sondaggi, misurazioni, scienza, tecnica, CATI, guru  e algoritmi, estraggo da un inserto alcune vecchie fotocopie (quelle che si mettono lì con l’idea che intanto le abbiamo e che quindi il più è fatto, leggerle è solo una veloce formalità).

E’ un estratto da un articolo di Luigi Einaudi: “Di alcune usanze non protocollari attinenti alla presidenza della Repubblica italiana”,  Nuova Antologia, n° 1868 agosto 1956 (ripubblicato in Nuova Antologia n° 2161 1987):
tra i documenti provenienti dal comando generale dell’arma dei carabinieri [slurp, solo un ex presidente della Repubblica poteva permettersi di scrivere solo “Repubblica” con la maiuscola, mentre oggi la maiuscola si mette perfino a “il Presidente Berlusconi”]

Dicevamo:
tra i documenti provenienti dal comando generale dell’arma dei carabinieri parve sempre a me notabile un diagramma […] compilato, se ben ricordo, da un maggiore o da un brigadiere; diagramma nel quale, mese per mese, si potevano seguire le variazioni dell’opinione rispetto alle diverse correnti politiche. Il diagramma era ricavato dalle informazioni inviate, indipendentemente l’una dall’altra, dalle quasi cinque migliaia di stazioni di carabinieri sparse nelle città e nei villaggi italiani. L’invio era fatto, contemporaneamente, per via gerarchica e direttamente al ministero; cosicché i dati e i giudizi arrivavano genuini al centro e non potevano essere attenuati cammin facendo.
Direi che quelle rilevazioni […] siano più informative di quelle dei questionari Gallup e Doxa. Utili anche questi, ma le risposte possono essere influenzate dal tenore delle domande, dalla consapevolezza della pubblicità, dall’influenza che, anche involontariamente, l’inquirente esercita nel senso da lui desiderato.
Laddove brigadieri e marescialli dei carabinieri registrano, col linguaggio semplice dei soliti verbali compilati dalla stazione, quel che giorno giorno ascoltano, senza interrogare, discorrendo con amici, conoscenti, partitanti e con il cosiddetto uomo della strada

Arislurp: Partitanti! Una parola che vale una scatola di mon chéri (minuscola, scusa Ferrero), parola golosa da rigirarsi in bocca lentamente. Sapessero scrivere ancora così le nostre alte cariche …

Comunque: parole sante.

E ricordati: la statistica è artigianato, si basa sulla scienza, ma è prassi. I risultati dei sondaggi sono solo la materia prima.
E infatti te li fanno vedere gratis.

 

sei uno zero! eliminare le ambiguità in una tabella

19 dicembre 2012 Nessun commento

A volte quello che non c’è è importante quanto quello che c’è.

Cosa mostra questa tabella?
La prima risposta è: dove e cosa vendiamo.

Immagine1

 

 

 

Ma vale anche la seconda risposta, risposta che, a volte, porta  a intuizioni molto succose. Questa tabella mostra dove e cosa NON vendiamo.

Il vuoto è un’informazione. Purtroppo non sempre lo possiamo “vedere”.

Mettiamo che hai una tabella di quelle semplici semplici, tipo questa:

Immagine2

 

La puoi affiancare o sostiture con una tabella con la struttura percentuale. E hai ragione. La struttura percentuale dovrebbe servire a semplificare  e a aggiungere informazione. 2,6% delle vendite fornisce più informazione che 1.238.025 euro.

Però, però, però
Se costruisci la tabella con le percentuali nel modo classico …

Immagine3

 

Quello che ottieni è nettamente subottimo.

Immagine4

 

 

Ci perdiamo proprio le informazioni implicite.

Nella prima tabella vediamo immediatamente quali sono le zone in cui NON vendiamo quel determinato prodotto.
Ma, quando riduciamo tutto a percentuale l’informazione puramente visiva (1 carattere contro 5, 6 o 7) scompare. Se usiamo lo stesso codice dell’informazione “vendo”, cioè i valori, otteniamo un “0,0” che visivamente  si confonde.

Non solo.
Metti che uno dei valori di vendita sia 100 euro.
Poco, diciamolo, ma non è zero, magari abbiamo aperto la filiale il 28 dicembre …
Il problema è che sotto certe soglie le percentuali appaiono 0 oppure 0,0 o anche 0,00 ma non possiamo impestare una tabella con tre o quattro decimali solo per far vedere che a quella data voce corrisponde comunque un valore.

Detto in altre parole-
0 è un segnale ambiguo, può significare
-          Non esiste valore, l’elemento è vuoto
-          Il valore esiste, ma è inferiore all’ordine di grandezza che sto usando

Come fare?

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ecco Alfano da chi ha imparato!

11 dicembre 2012 Nessun commento

Ho da fare come quello che morì di notte (nel senso che di giorno aveva troppo da fare). Aggiornare il sito è l’ultimo dei miei pensieri, però, santa la pazienza, ditemi voi se non mi devono prudere i polpastrelli.

I fedelissimi ricordano l’epica serie “il piccolo Alfano contro la strega Aritmetica“(alfano non ci fa, ci è; un quid di matematica; come ti dimostro quello che voglio). Beh, cominciava a diventare noioso, perché finiva sempre che il piccolo Alfano le buscava dalla perfida Aritmetica.

Ecco quindi la puntata destinata a risollevare l’audience. Come JR estirpato a forza dal letto d’ospedale per rilanciare Dallas, ecco Nonno Silvio che scende in campo. Per non farsi prendere dal nervoso sceglie una storia facile (una Telefonata a Maurizio Belpietro su canale 5) quindi non diamo la colpa all’emozione o al fuoco delle polemiche.

Io, personalmente, non solo non ne ero a conoscenza, ma proprio me ne stavo tranquillo comunque. Purtroppo stamattina vado al bar e mentre purtroppo aspetto sfoglio La Nazione e purtroppo mi casca l’occhio e allora stasera mi tocca andare su internet e controllare, ed è vero.

Il video non riesco a infilarlo nell’articolo quindi vi tocca vederlo direttamente dal sito di LiberoTV, se vi rode ascoltare Silvio che parla di economia saltate direttamente al minuto 7.39 quando parla della composizione delle prossime liste ed ecco la stoccata da vero cavaliere Jedi: “Il 50 per cento dei candidati verranno dal mondo del lavoro, dell’impresa, delle professioni. Il 20 per cento dagli amministratori locali che si sono comportati bene e sono stati rieletti. Il 10 per cento da nuove persone dal mondo della cultura e dell’arte. Il 10 per cento saranno scelti tra i nostri attuali parlamentari” (nulla, La Nazione non aveva inventato nulla)

Come direbbe la mia mamma, “fate il conto voi”. 50+20+10+10=novanta!.

Lo so che tutto questo è una metafora di qualcosa di più profondo, ma, come direbbe la mia mamma, “pensateci un po’ voi che avete studiato”.

 

 

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come evidenziare un elemento del grafico

24 novembre 2012 Nessun commento

Stavo guardando uno degli ultimi grafici di una rubrica molto interessante, e mi sono accorto che lo guardavo con un po’ di disappunto.
Non tanto, o meglio non solo, per i dati ma per la forma. Tanto vale riportare il grafico.

I valori riportano i dati della disoccupazione per paese, nelle due versioni, quella standard e quella allargata. Quest’ultima, poco usata nelle comunicazioni ufficiali comprende anche coloro che normalmente non vengono considerati disoccupati perchè, per esempio, non cercano lavoro perché sono scoraggiati ma lo farebbero a determinate condizioni (per esempio se si convincessero che vale la pena).
Bon. Intanto, scoraggiati diventiamo noi a scopriire che l’Italia è medaglia di bronzo nella classifica (4 milioni di disoccupati in più della versione “stretta).

Ma mi interessa notare la modalità con cui è riportato il valore medio europeo. In questo caso si usa il corsivo dell’etichetta ma, diciamolo, non è molto evidente.
Come fare, se vogliamo davvero evidenziare un elemento fra gli altri?
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promemoria per le primarie

20 novembre 2012 Nessun commento

Uffa, ancora a parlare di elezioni? beh sì.
Anzi di primarie, quelle quasi vere, quelle del pds.

Tanto per ricordare quello che, secondo me, è il vero problema. Oppure il vero nodo politico. Quello che sta facendo emergere il fenomeno Renzi.
Fenomeno sia nel senso spettacolare e personale (la sua eventuale carriera politica) ma soprattutto nel senso della luna che sta indicando con il suo dito.

Un po’ alla carlona ho recuperato i dati delle ultime elezioni. Ho estratto i dati di una serie di liste nel corso del tempo, quelle, come dire che si rifanno a una certa storia e identità.
Non i risultati delle coalizioni, ma della lista pura e semplice, di quanti l’hanno votata attraverso tutte le modifiche del sistema elettorale (del tutto irrilevante per la maggioranza degli elettori).
E ho confrontato i valori con gli elettori, non con il totale votanti (quello serve a spartire i seggi).
Ecco

elezioni camera dei deputati, percentuale sul totale elettori

Lo so, lo so, ho lasciato perdere la Margherita. Se è per questo ho anche saltato la Val d’Aosta per motivi di comodità nel recupero dati.

Se avete voglia di giocare con i numeri andate sull’apposito sito del ministero, qui.

Cosa voglio dire? Voglio dire che, come spesso accade, l’analisi di un fenomeno dipende dal contesto in cui lo inseriamo. In termini statistici il tema è: voglio calcolare l’incidenza percentuale di un valore: quale è la base a cui lo rapporto? a volte basta cambiare il punto di vista: ho pochi elettori, chi sono quelli potenziali?

Voglio dire che il problema (o l’opportunità, a seconda dei punti di vista), credo sia l’esistenza di un enorme bacino che sta fra 70 e 80% di elettori che non solo votano altri ma attualmente non votano.

Una prateria magari poco interessata ai moti identitari e a che cosa turba oggi l’anima dell’ex “meglio gioventù”. Una prateria che può essere vista in due modi usando i due modi in cui si usa la parola West nel discorso collettivo:
- “selvaggio west” luogo mal frequentato e da cui tenersi lontani
- spazio delle opportunità.
Credo.

Una nota tecnica sul grafico.
Ovviamente è un istogramma. Ho inserito una seconda serie di dati pari a 100 e poi uso la versione “colonne in pila”.
Se devo diffondere il file nascondo la colonna di servizio dietro al grafico. La nuova versione excel permette l’uso di due campi per etichette x.
Se vuoi vedere il file vai qui:
elezioni

puntate precedenti:
grafici e elezioni siciliane – grafici e FIAT
Batman, voti e percentuali
elezioni amministrative 2012: quanto vale un voto?
elezioni, referendum, percentuali, 3*2
Ma insomma, allora Berlusconi cos’è?

 

 

ratings

12 novembre 2012 Nessun commento

Stamattina ero di cattivo umore.
Sono in lite con l’amministrazione finanziaria di questo paese e il commercialista mi dice che mi conviene pagare e non farla tanto lunga che ci costerebbe di più.

In fondo, penso per consolarmi, si tratta di un piccolo contributo al risanamento delle finanze pubbliche, indebito certo, ma se si tratta di aiutare lo sforzo del prof. Monti anche le piccole cifre possono aiutare a uscire da questa triste situazione.
E’ vero, ognuno deve fare la sua parte, grande o piccola che sia: un po’ più di imposte, un po’ meno di spese. E’ stato un anno duro ma sicuramente sono sforzi che verranno ricompensati.

Per consolarmi vado a controllare la situazione dei ratings dei paesi. Gli AAA, BBB che vediamo ogni tanto e che tanto ci indignano. Per stare sul sicuro non vado su Moody’s o Standard&Poor, giustamente sempre rimproverati per essere loschi portatori di interessi a noi avversi, lenti a riconoscere gli sforzi fatti e le promesse di quelli futuri.
Controllo l’EIU, poco noto ma, forse per questo, meno discusso (sempre finanza anglosassone è, ma le agenzie di rating cinesi mi insospettiscono ancora).

Ahi.

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grafici e elezioni siciliane – grafici e FIAT

Due notizie del Corriere della Sera di oggi: le elezioni siciliane e la trimestrale fiat.
Fra di loro c’entrano come cozze e cotiche ma forse non è vero, dicono entrambe qualcosa su questo paese e mi sembra esemplifichino bene che un grafico possa essere utile, non solo per descrivere.

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grafici e pinterest

non sono pigro…
… ma ho da fare.
Fra le cose da fare ci sono anche da finire una ventina di post quasi pronti.
Ma non riesco a decidere da chi cominciare.
Ma intanto continuo ad aggiornare il mio Pinterest, dove ho messo molte belle cose (posso dirlo, visto che non sono farina del mio sacco).
Ho anche inserito un’area “negozi” che non c’entra niente con i grafici ma è il germe di qualcosa a cui sto pensando.
Se avete tempo libero dategli un’occhiata, anche fuori dalla mia area.
Se vuoi saperne di più su Pinterest e vuoi capire se può servire anche a te vai qui.

ha già detto tutto lui

Questo è solo pubblicità progresso, il link a un saggio, un testo di 11 pagine, senza grafici ne’ fotografie, in inglese e neanche tanto fresco, del 2010.

Parla delle News, termine che lascio in inglese perché non corrisponde a notiziario, secondo me. Notizia al tempo mio era informazione, news sono intrattenimento. giornali e televisioni puntano alle news, le notizie stanno altrove o ben rimpiattate. Secondo me.
E perché lo linco (linko? lincheggio?)? Ecco le prime 5 righe:
Questo articolo è l’antidoto alle news. E’ lungo, e probabilmente non sarai in grado di scorrerlo velocemente. A causa del consumo intensivo di news molte persone hanno perso l’abitudine a leggere e a lottare per assorbire più di quattro pagine di fila. In questo articolo vi mostrerò come uscire da questa trappola – se non si è già troppo profondamente in essa.

e qui ci sta il testo: Avoid News – Towards a Healthy News Diet di Rolf Dobelli.

 

Non è che gli stessi effetti collaterali dell’assuefazione alle news appaiono anche nei forti consumatori di Power Point aziendali?

In quelli che ti chiedono i famosi cruscotti che stanno in una schermata …

Batman, voti e percentuali

Ci sono temi ricorrenti in questo blog. Sarà che è meglio fare poco e bene, o magari è solo senilità: ci manca solo un articolo su come erano belli i grafici ai tempi miei quando si disegnavano a matita e poi si ripassava con la penna a china …

Insomma, temi ricorrenti. Di sicuro ho già speso molti bit per scribacchiare di elezioni (qui , ma anche qui e qui).
E poi è vero anche che, da qualche parte sta marinando una bozza di articolo in cui mi arrovello sul peso che ha la crocetta dell’attribuzione 8*1000 (un voto, in fondo) in quell’atto eminentemente alieno dalla democrazia che è la dichiarazione dei redditi italiana (chi vuole capire di che parlo vada qui, per ora, io sto ancora cercando i numeri)
Oggi sto parlando della stessa cosa ma visto da un altro punto di vista.

Mi arriva fresca fresca una tabella americana che mi sembra molto interessante.
La fonte è autorevole, è il famoso wonkblog del Washington Post; autorevole ma purtroppo non dice niente sulla metodologia di calcolo. Credo che comunque valga la pena di seguire un tipo di ragionamento che, qui in Italia, mi sembra poco praticato.

La tabella mostra  due distribuzioni: per ogni classe di reddito il numero di persone e il numero di votanti alle elezioni presidenziali

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calciatori, giornalisti, culturisti e graficisti

Quante volte leggiamo o sentiamo parlare di sondaggi?
Lo dico io: troppe.
Un cronista va al mercato sotto casa sua, intervista le prime dieci comari che incontra e si vanta di aver fatto un “sondaggio” sulla percezione del carovita.
Un sito invita a rispondere a una domanda poi racconta il risultato come se si trattasse di un “sondaggio” sugli ascoltatori.
Faccio usare il mio sciampo a 8 amici, poi mi faccio pubblicità sostenedo che nell’87,5% del campione di utilizzatori ci sono stati risultati positivi.
Nessuno statistico insorge, nessuno Scalfari tuona contro la decadenza della cultura.
Eppure se dicessi al telegiornale che Buffon è il centravanti della Juventus il giorno dopo verrei trattato nemmeno da ignorante, ma proprio da cretino. Al bar, al lavoro, e forse anche in certe facoltà universitarie.

Lunedì 1 ottobre Saviano ha sfondato il muro del prime time e ha incentrato la prima parte del suo monologo su due grafici. Il giorno dopo i giornali hanno commentato favorevolmente e anche in giro ne ho sentito parlare: quelle immagini avevano colpito.
eccole

Ecco, televisivamente quelle immagini avevano colpito, ma è giusto chiamarle grafici?
Grafici, parola grossa, direi.

La questione appare molto confinata agli specialisti, ma invece credo che riguardi anche coloro, come sicuramente sono gli spettatori di RAI3 e soprattutto di Fazio&Saviano, che ritengono di essere dotati di un certo livello di cultura. Le parole sono importanti ecc. ecc.
Allora guardiamo i due manufatti:
-                     la scala temporale è disomogenea fra i due grafici
-                     la scala dei valori è falsa in entrambi i casi: nel primo caso gli intervalli sono 1/4/5milioni, nel secondo è 0.5/1/1mld
-                     le linee sono continue come se i dati degli anni intermedi seguissero un andamento lineare
-                     le pendenze sono false, 45° entrambe, indicano semplicemente calo e crescita
-                     gli estremi delle lineee indicano valori che non corrispondono alla scala
-                     tutta la formattazione punta a far dimenticare che parliamo di valori separati da almeno tre ordini di grandezza (milioni:miliardi)
La retorica è un’arte, e siamo tutti d’accordo. Proprio per questo non sporchianola.

I “sondaggi” o sono condotti con una certa metodologia o sono chiacchiere

Questi non sono grafici ma disegni.

Pedanteria? O rispetto?

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glicemia e debito pubblico

29 settembre 2012 Nessun commento

Salgo su una bilancia e questa segna 50kg: io ci rimango nettamente sorpreso. Riprovo e se il valore non cambia vado di corsa a controllare su un’altra bilancia e (penso, visto che non mi è mai capitato)  mi preoccupo molto ma molto seriamente e telefono subito al dottore.
A proposito di dottori, la settimana scorsa ho fatto vedere a uno specialista i risultati dell’esame del sangue di mia madre e in mezzo agli altri valori ce n’era uno, che a me non diceva niente, ma che a lui ha inquietato parecchio ma parecchio e mi ha fatto tirare fuori tutta la sua storia clinica.
Tranquilli: anche stamattina io continuo a pesare 90 chili e mia madre sembra che stia sorpassando i suoi 90 anni senza particolari preoccupazioni.
Se in autostrada mia moglie vede il tachimetro che segna 131 km/ora mi costringe subito a rallentare.
Se io vedo l’estratto conto del conto di casa ed è negativo di 500euro divento subito una bestia ecc. ecc.

Ognuno di noi usa dei “numeri”, delle misure che per quanto anonime possano sembrare ad altri gli fanno scattare comportamenti anche molto drastici.

Anche in azienda è lo stesso: in ogni ambito lavorativo se certi indici raggiungono certi valori immediatamente tutta l’organizzazione reagisce come Walker Texas Ranger quando vede un sospetto tirar fuori la pistola. Azione azione azione. Facce scure, riorganizzazioni, piani di emergenza.
Faccio l’esempio dei supermercati: se un certo mese la produttività di un certo supermercato xy scende sotto certi  valori si può star sicuri che il direttore è convocato di corsa e che una squadra parte da sede per verificare.

Insomma ci sono numeri, misure di fenomeni che ci riguardano direttamente, che ci fanno schizzare, altri che sono puri numeri, roba che riguarda altri e che per noi sono un ron ron che si stempera nel rumore di fondo del quotidiano.
E, a volte, non afferriamo che invece riguardano anche noi.

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Basta capirsi, atto I: margine e ricarico

25 settembre 2012 5 commenti

Avvertenza: l’articolo è di qualche interesse solo per chi si occupa di grande distribuzione (detta GDO con le maiuscole).

 Inizio cercando di coprirmi le spalle:
Genesi 11, Versione C.E.I.
1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
2 Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.
3 Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.
4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra».
 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro».
8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.
9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Come disse il mio cliente: “basta capirsi, insomma quanto ci si guadagna su questo articolo? 40%?  bene, va bene, non facciamola tanto lunga
Lo sventurato consulente rispose: “Io lo cosa intendete per ‘guadagnare’. E so anche cosa intendete per 40%, so di che cosa è percentuale. Perché? Perché ho controllato i vostri report di controllo di gestione. Siete voi che non vi capite fra di voi: ognuno di voi ha un’idea diversa di cosa significa ‘guadagnare’ e pure un’idea diversa di quanto corrisponde in euro il ‘40%’. Per questo vi invito a fermarvi qualche minuto e controllare
ma che ci sarà di tanto complicato da capire: se dico che sulle acciughe sottolio Milleri in vasetto da 125gr ho un bel ricarico del 40%  che altro c’è da capire?”
Ovviamente lo sventurato continuò a rispondere e fece una fine peggiore di quella della monaca di Monza.

Trattasi di definizioni.
Definizioni che sono del tutto arbitrarie, che ogni azienda ha diritto di costruirsi a sua misura e che, nel caso devono essere raccordate a quelle della contabilità, ma stando attenti che la contabilità ha i suoi vincoli e che le politiche commerciali altri. Soprattutto ricordando che le parole hanno un peso e a volte sono fatti.

Sì, Sì va bene adesso esemplifico.

Prendiamo un articolo qualsiasi, il nostro vasetto d’acciughe.
Definiamo “Prezzo” il valore a cui lo mettiamo in vendita e gli diamo il soprannome P
Nel caso qualche sconsiderato lo acquisti questo valore diventa Vendite (Lorde se vogliamo essere precisi) o Incasso.
Cosa compone il prezzo di vendita? Tre macrocomponenti, in prima approssimazione
IVA (iva)                va all’erario
Costo (C)                va al fornitore
Margine (M)           resta a me

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Alfano: non ci fa, lo è

18 settembre 2012 Nessun commento

I lavori sono in corso, stiamo lavorando per voi, ma per fare le cose bene ci vuole tempo e il tempo è denaro e io ho anche da guadagnarmelo, sto benedetto tempo.
E quindi dovete aspettare o miei avidi lettori.

Però come si fa a stare zitti.

Voi, o fedeli lettori, forse ricordate le precedenti puntate dell’epica saga “Alfano vs la Statistica” (anzi “Alfano vs il Buon Senso”).
Le precedenti puntate sono qui: “un quid di matematica”
e qui: “come ti dimostro quello che voglio”.
Ormai pensavo di essere un po’ maniacale nel prendermela con un povero disgraziato, mentre in giro ci sono tanti delinquenti.
Però, adesso penso di non essere io così razzista ma lui un po’ troppo alfano.
Andate qui:
si chiama “le percentuali di Alfano” ed è un ulteriore capitolo della saga.
Lo pubblica una ormai prestigiosa testata on-line, ilPost.it, mica io, quindi forse prima o poi ce la facciamo a fargli imparare le tabelline.

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forma e contenuto

7 settembre 2012 Nessun commento

Qui me la tiro molto su questioni di forma. come dice il mio maestro (no Tufte, l’altro: Norman): spesso la forma fa parte della sostanza. Ma, ovviamente c’è anche la sostanza sostanziosa: la realtà, quella dura e ruvida, ma contemporaneamente viscida e sfuggente. Non vado avanti perché più di questo non so dire.

Invece so consigliare la lettura di qualcuno che sui fatti ci campa e anche in modo vivace. Una specie di professor Ricolfi dei tempi d’oro, ma molto più glamour.

E’ uno dei giornalisti politici migliori del Washington Post (mica la Gazzetta di Sgurgola Marsicana) secondo me, ma anche secondo il suo direttore, si chiama Ezra Klein ed è noto perché evita di copiare comunicati stampa, di copiare da Dagospia gli ultimi pettegolezzi sulle abitudini notturne dei politici, o di raccontarci le sue opinioni. La sua specialità consiste nel controllare l’attendibilità delle affermazioni fatte in pubblico dai dirigenti politici in materia di economia. Se Obama dice che grazie alle sue politiche la disoccupazione è diminuita di tot, lui, e il suo nutrito team, si mette a controllare, intervistare tecnici e così via. I suoi articoli sono irti di grafici e tabelle ma sembra che vengano molto letti.

Ecco la sua opinione sul suo successo, espressa sotto forma di recensione delle affermazioni di Bill Clinton durante il discorso alla convention democratica (la traduzione è  molto alla buona, ma ho furia): … cosa c’era di diverso nel discorso di Clinton è quello che è sempre stato diverso dei suoi discorsi;  è che Clinton si fida che  il popolo americano abbia a cuore le questioni abbastanza per sedersi e ascoltare un vera e propria spiegazione dettagliata. E il popolo americano, in cambio, si fida che Clinton gliele spieghi… Clinton …è un grande oratore, semplice e accogliente e aperto. … Le persone si sentono come se stessero imparando qualcosa di importante. Alla gente piace quella sensazione. Se hanno intenzione di sedersi …e  passare un’ora ad ascoltare tanto vale imparare qualcosa di utile. I politici non pensano abbastanza spesso sul senso di tradimento quando chiedono agli americani di investire del tempo prezioso per ascoltarli e, in cambio, offrono una serie di luoghi comuni, vanterie personali e offese agli avversari ...

Questa affermazione mi molto colpito, ingenuo come sono ci ho anche creduto, o mi piacerebbe tanto crederci. In Italia abbiamo pochi Ezra Klein e sicuramente anche pochi politici che cercano di mettere in pratica questa teoria (forse anche elettori che non hanno a cuore le questioni ma solo la propria squadra …).

Alcuni esempi in questo blog: qui e anche qui (prossimamente anche castronerie de sinistra e del governo Monti).