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Posts Tagged ‘buone pratiche’

forma e contenuto

7 settembre 2012 Nessun commento

Qui me la tiro molto su questioni di forma. come dice il mio maestro (no Tufte, l’altro: Norman): spesso la forma fa parte della sostanza. Ma, ovviamente c’è anche la sostanza sostanziosa: la realtà, quella dura e ruvida, ma contemporaneamente viscida e sfuggente. Non vado avanti perché più di questo non so dire.

Invece so consigliare la lettura di qualcuno che sui fatti ci campa e anche in modo vivace. Una specie di professor Ricolfi dei tempi d’oro, ma molto più glamour.

E’ uno dei giornalisti politici migliori del Washington Post (mica la Gazzetta di Sgurgola Marsicana) secondo me, ma anche secondo il suo direttore, si chiama Ezra Klein ed è noto perché evita di copiare comunicati stampa, di copiare da Dagospia gli ultimi pettegolezzi sulle abitudini notturne dei politici, o di raccontarci le sue opinioni. La sua specialità consiste nel controllare l’attendibilità delle affermazioni fatte in pubblico dai dirigenti politici in materia di economia. Se Obama dice che grazie alle sue politiche la disoccupazione è diminuita di tot, lui, e il suo nutrito team, si mette a controllare, intervistare tecnici e così via. I suoi articoli sono irti di grafici e tabelle ma sembra che vengano molto letti.

Ecco la sua opinione sul suo successo, espressa sotto forma di recensione delle affermazioni di Bill Clinton durante il discorso alla convention democratica (la traduzione è  molto alla buona, ma ho furia): … cosa c’era di diverso nel discorso di Clinton è quello che è sempre stato diverso dei suoi discorsi;  è che Clinton si fida che  il popolo americano abbia a cuore le questioni abbastanza per sedersi e ascoltare un vera e propria spiegazione dettagliata. E il popolo americano, in cambio, si fida che Clinton gliele spieghi… Clinton …è un grande oratore, semplice e accogliente e aperto. … Le persone si sentono come se stessero imparando qualcosa di importante. Alla gente piace quella sensazione. Se hanno intenzione di sedersi …e  passare un’ora ad ascoltare tanto vale imparare qualcosa di utile. I politici non pensano abbastanza spesso sul senso di tradimento quando chiedono agli americani di investire del tempo prezioso per ascoltarli e, in cambio, offrono una serie di luoghi comuni, vanterie personali e offese agli avversari ...

Questa affermazione mi molto colpito, ingenuo come sono ci ho anche creduto, o mi piacerebbe tanto crederci. In Italia abbiamo pochi Ezra Klein e sicuramente anche pochi politici che cercano di mettere in pratica questa teoria (forse anche elettori che non hanno a cuore le questioni ma solo la propria squadra …).

Alcuni esempi in questo blog: qui e anche qui (prossimamente anche castronerie de sinistra e del governo Monti).

 

storie

23 maggio 2012 1 commento

A chi non piace una bella storia?
Esistono dei cuori di pietra che, se comincio
In principio Dio creò il cielo e la terra.  Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
E Dio disse: …
poi non vogliono sapere come va a finire, anche se l’hanno già sentita 10 volte?
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grazie Google

Non tutti sanno che …

Google ha anche una rivista. Onestamente nemmeno clamorosa. Strano. Elegantissima, grafica secca e moderna, ma niente prodezze nei contenuti. Un trimestrale. Se non fosse così ben confezionata assomiglierebbe a tante riviste aziendali che cercano di dare un tono intellettuale.
Però roba onesta, comunque.
Estraggo dall’ultimo numero un sintetico  articolo sulla visualizzazione dati.  Non è proprio un saggio monumentale ma una sintesi dei principi di visualizzazione dati.

Per i pigri, traduco il succo (grazie, google traduttore) e ci metto un qualche esempio.

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colori! bei colori!

Fa sempre piacere. Ti prepari, lavori, cerchi di inventare qualcosa di nuovo. Però fare un corso di formazione per gente di esperienza è sempre una sfida. Ne hanno viste tante, ne hanno fatte di peggio, solo tenerli svegli può essere un buon risultato.
Se non sei scemo lo vedi subito se ha funzionato. ma l’azienda ha le sue regole e quindi sei sottoposto anche al questionario di gradimento.

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a me impressiona parecchio (grafico del mese 2)

1 aprile 2012 1 commento

Non ho voglia di lavorare. Quindi copio e incollo. Ci deve pur essere una parola in inglese con l’aspetto lussuoso che nobiliti questa antica attività.
Perlomeno cito la fonte. E’ uno dei blog dell’Harvard Business Review che controllo più fruttuosamente.

L’argomento è, noiosamente, la crisi. Anzi come sempre si dovrebbe, la contestualizzazione della crisi attuale.
Fosse mai che, facendo confronti sensati, dai dati non emerga qualche cosa di non solamente descrittivo.
Nel grafico si confrontano le ultime recessioni: durata e impatto sull’occupazione.

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l’avevo detto, io

A suo tempo, al tempo dei referendum, cercai di calcolare, un po’ per ridere e un po’ perché mi ero impressionato, il valore del singolo voto. Il succo è che il mio voto vale come il tuo solo in versioni del proporzionale del tutto astratte. I meccanismi elettorali fanno sì che il “peso” del voto si muova pesantemente. Ora non sto a rifare tutto ma basta andare qui.

Assisto quindi con piacere a un lavoro molto più elegante fatto ora in USA. Noi europei crediamo che il presidente degli Stati Uniti sia eletto direttamente ma invece il meccanismo è molto più complicato e filtrato dalle normative dei vari stati (anche se hanno i governatori come il nostro Molise, sono Stati veri che hanno ceduto sovranità al governo federale su alcuni argomenti ma che sono molto molto gelosi, e d’altra parte ricordiamoci che da loro sono morti in 700.000 per una discussione sul significato di  federalismo). Bon, sempre a divagare. Insomma su un sito di infografica fai da te (molto grazioso, anzi ora lo metto nelle risorse) appare il calcolo delle differenze fra Stato e Stato. Sono passati diversi giorni e non ci sono state smentite quindi sembrano calcoli attendibili.

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valori assoluti e valori relativi

15 novembre 2011 Nessun commento

Prendo come scusa un articolo relativo a un fenomeno tremendo, denunciato da decenni dai demografi e che solo da un po’ è diventato pasto dei giornalisti. Chi lo vuol leggere lo trova anche scritto in modo non scandalistico ma corretto.

In tutta una serie di culture la nascita di una figlia femmina è considerato un problema e quindi (da sempre) si procede all’infanticidio. Le tecniche moderne permettono, come dire, di rendere più asettica la decisione. Ogni anno “scompaiono” milioni di bambine.

Corriere della sera 6/11/2011

Una volta compiuto il dovere civico di evidenziare un problema che ci riguarda tutti, vista la presenza di forti comunità straniere in Italia, passiamo al problema tecnico.

Guardiamo i grafici che mostrano le stime sul risultato di queste pratiche in vari paesi del mondo.

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al posto delle torte

E’ ben nota la mia irritazione per la rappresentazione a torta; irritazione per altro tanto più condivisa dalla dottrina (prima o poi scannerizzo un manuale di Napoleone Colajanni, garibaldino e statistico, scritto alla fine dell’800) quanto meno condivisa dalla pubblicistica corrente.
Bon, che ci vuoi fare.
Allora è bello vedere un modo di usare i tondi in modo costruttivo. Prosegui la lettura…

risorse

… fresco fresco su slideshare
Discutibile in alcuni punti ma è un buon riassunto di principi che valgono anche per tabelle e grafici

tabelle! belle tabelle in excel!

Sembravo in letargo e invece stavo preparando un nuovo manuale.
10 regole semplici semplici per fare una buona tabella.
Sono partito dal facile: gli errori più comuni che trovo nella reportistica aziendale con cui ho a che fare.
Non sono consigli per fare le cose più eleganti ma criteri per evitare vere e proprie cause di inefficacia e inefficienza.
Quante volte si dice che la gente non guarda i numeri e che la reportistica serve solo a pareggiare le zampe dei tavoli?
Forse il motivo è anche che sono report fatti male: progettati di corsa, senza una valutazione delle esigenze, senza un pre.-test.
insomma, eccolo:

nel produrlo mi sono venute in mente almeno altrettante regole, che usciranno presto in un secondo tomo.
Poi passerò ai grafici.
Ma, come si dice: butte tabelle, brutti grafici. Se non sai mettere quattro dati in croce difficilmente li saprai raccontare.

AVVERTENZA: come sempre evito di dare ascolto alle regole di una buona presentazione PowerPoint, quindi è bene guardare questa a schermo intero.

Forse può interessare anche:
piramidi e urne cinerarie
piramidi di età
dimmelo con un disegno 1

risorse excel

20 giugno 2011 2 commenti

Ma di excel non si parla mai a fondo?

No. C’è già chi lo fa bene ed è un professionista.

Se vuoi un buon sito, in italiano, pieno di buon senso e pieno di esempi vai subito su Excelling e salutali da parte mia

Se poi vuoi vedere cosa sa fare un vero esperto VBA vai subito a visitare Ferdinando Cinquegrani e rendigli omaggio (due avvertenze: sono grafici belli ma soprattutto utili, sono grafici belli ma richiedono un po’ di competenza statistica e un po’ di pazienza)

 

variazioni assolute e percentuali

Simulare e dissimulare sono sempre stati attrezzi base del potere. I manuali di scienza della politica rinascimentali consigliavano di appoggiarsi il più possibile sulla dissimulazione, perché. appunto, più “onesta“. Occhio non vede  ecc.ecc. Come direbbe Franca (massimo rispetto) Valeri: bugiarda no, reticente”.

Torniamo a dire: per fare un buon grafico ci vuole prima una buona tabella di dati (belle sarebbe anche meglio).
Ma quanto spesso questi dati non ci vengono esibiti ma ci danno solo il commento?

Domanda retorica: quasi sempre sui comunicati stampa si fa una scelta accurata e poi il giornalista ci mette del suo (è il caso dei dati di bilancio 2010 di una nota azienda ne è esempio, sul corrierone, non ce l’ho sottomano adesso ma il ritaglio è da qualche parte).
Uno dei modi migliori è quello di mescolare valori assoluti, percentuali e variazioni, in modo che, cambiando il riferimento ogni volta, ogni volta è come se si giocasse in un campionato diverso, quando non a un gioco diverso.

Un buon esempio, in un buon italiano, nel bel blog di quel bravo scrittore e altro ancora che è Giulio Mozzi: pigia.

Giustamente la categoria del post è: retoriche. Ed è un peccato che ormai questo termine onorato debba essere usato solo per deprecare.

 

 

massimo rispetto

chissà se ci sono ancora le groupies, ragazze che seguivano le bande rock in tutti i loro spostamenti e sera dopo sera, si piazzavano davanti al palco e strillavano dall’inizio alla fine (lo so, lo so, facevano anche altro ma poi penso a quanti dei miei coetanei si sono rovinati le dita per imparare la chitarra e poter finalmente fare il primo concerto e scoprire che non era venuta la sorella ma la mamma) (e poi penso a una citazione, maledetta la memoria che non si ricorda dove, ma assolutamente attendibile,  di Mick Jagger che dice a proposito di Bill Wyman -il bassista dall’aria bovina e assorta- “mai farei avvicinare mia figlia a quel figlio di puttana!”). Magari ci sono ancora, perché io conosco una autorevole docente universitaria, “baronessa” per dire età e potere, che non ha difficoltà ad ammettere di sentirsi una sorcina in fondo al cuore ed è in grado di cantare a memoria l’intero repertorio di Renato Zero.

beh, io sono praticamente un groupie di questo qui: Edward Tufte.

Vale la pena di leggere l’articolo-intervista più recente. Eufemismo: dovrebbe essere obbligatoria la lettura di almeno 3 dei suoi quattro libri a chiunque voglia dedicarsi a statistica, grafica, giornalismo, letteratura, rocket science,  management ….

Alcuni termini di Tufte sono ormai diventati degli standard:

  • “rapporto dati-inchiostro”, la proporzione di dettaglio grafico che rappresenta informazione rispetto a tutto quello che è puro:
  • “chartjunk”, disegno ornamentale e spesso zuccheroso che ostacola la comprensione (e a volte è anche fatto apposta)

Chi pensa che Tufte ragioni come un architetto Bauhaus non ha visto le sue cose o anche solo, come lui stesso incita con la modestia innata del genio (non è vero: è presuntuosissimo e anche avido e di cattivo carattere, ma chissene) o anche solo, dicevo, non ha visto le cose stupende di archeologia grafica che ha contribuito a rendere popolarissime.
Appena trovo dei link con riproduzioni eleganti le infilo.

 

Eppoi c’è da aggiungere che Tufte è stato fra i primi a strutturare bene il ragionamento anti Power Point,

In anni non sospetti già ammoniva sugli effetti di rincoglionimento sia su chi legge o ascolta una presentazione PP sia anche su chi scrive in PP.
Un chiaro esempio avrebbe detto Mc Luhan di mezzo che è messaggio, o meglio ancora di uno strumento che diventa una camicia di forza cognitiva ( e qui mi rifaccio a Norman, altro mio guru).
Tufte ammoniva già negli anni ’90 sullo stile superficiale e insieme terroristico di battaglioni di lucidi riempiti con poche righe di slogan corpo 44 o con brevi raffiche di liste (o con torte vivacemente colorate) che marciano imperrterriti e monotoni alla conquista del cervello dell’uditorio.